
estratto dal libro Donne Fenice.
“Le cose succedono sempre agli estranei per i quali ti rammarichi, provi compassione, frustrazione, incredulità. Poi però basta un nulla per tornare a pensare e parlare di altro, a voltare pagina, perché: the show must go on! Lo spettacolo della vita deve continuare, quando invece il dolore di un altro essere umano è vicino a te – la faccenda cambia, ti cambia! – Non è più un dolore attutito dalla lontananza empatica ma è vivo e fa male come una stilettata al cuore e puoi sentire veramente il dolore fisico. Mente e corpo si fondono fino a toccare il fondo. Pensi al peggio. Ti sale l’odio. Non riesci a darti una motivazione valida. Un perché. Queste emozioni amare finiscono tutte in un’unica domanda: possibile che stia succedendo a lui/lei/me? Noi esseri umani ci convinciamo di essere immortali, indispensabili, di essere così speciali dimenticando, talvolta, che facciamo tutti parte di questo grande ecosistema. Solo alla fine ci rendiamo conto che siamo indispensabili quanto una mosca. Siamo una goccia nel mare. A noi esseri umani è concesso solo il lusso di avere delle misere scelte legate ai progetti di vita che ci imponiamo o che ci impongono. Ma basta un misero soffio di vento per trasformare una pacifica giornata di sole di giugno in una tromba d’aria estiva con importanti effetti collaterali per noi e per chi ci circonda.”






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