Rosa mi disse con serenità: «Non è che ti svegli una mattina e dici: è finita!» Almeno nel suo caso volle precisare: «Sai Linda ti disinnamori poco alla volta, dopo che nascono i figli. Tu lo sai bene, ci siamo passate tutte: il rapporto cambia, si trasforma non riesci neanche ad avere un dialogo adulto senza essere interrotti da un mamma guarda, mamma ho sete! Figuriamoci ad avere un rapporto intimo. È dura, ma ti convinci che va bene e che è così! Poi un giorno gli arriva la promozione che lui aspettava da una vita e che eri convinta di aspettare anche tu. Ecco, arriva il momento di fare il salto, ma pensi: perché? Perché dovrei spostare i miei figli e perdere il mio lavoro e andare in un Paese che non mi piacerà. Perché dovrei stravolgere il mio equilibrio per un uomo che non riconosco più e che so che si scopa la segretaria da cinque anni e a me sta anche bene perché, almeno, non mi cerca la notte. Quando capisci di non provare più nulla, il distacco non fa male. Solo due persone ne hanno sofferto: Marta e Leo. Per fortuna sanno solo che il padre è fuori per lavoro a tempo indeterminato. Non mi pesa averlo per casa una settimana ogni sei mesi e fare finta di essere sposati, infondo, gli voglio bene. È come un fratello per me.» Ci fu una pausa lunga circa dieci secondi dove ognuna di noi assimilava un frammento di storia. Non sapevo se fossero più egoisti o più intelligenti di me.

Sonia chiese a Rosa di passarle il pane e aggiunse: «Adesso che farete? Come gestirete la malattia, quando… hai capito?» Abbassò gli occhi. Aveva chiesto troppo. Aveva paura di essere andata oltre. Rosa rispose: «Quando non ci sarò più? Non voglio pensarci, ma devo. Ho lasciato dei videomessaggi per i miei figli per quando sarò morta. Serviranno a ricordare loro che una madre l’hanno avuta, che li ha amati e che li amerà e veglierà su di loro. Messaggi dove sarò presente nei loro giorni più importanti: alla comunione o ai loro diciotto anni. Non voglio non essere presente, non riesco a pensare di doverli lasciare in balia della vita. Ho iniziato ad essere più distaccata in questo periodo, vorrei che arrivassero ad odiarmi per non sentire troppo dolore quando non ci sarò più. Poi ragiono. Hanno otto e sei anni non posso negare loro gli ultimi giorni felici insieme. Non so cosa cazzo fare! Intanto, con Flavio abbiamo deciso che, quando sarò allettata, lui prenderà dei permessi dal lavoro perché lo voglio vicino e pretendo che la figura paterna si senta con tutto il suo affetto. Una volta che avverrà il fattaccio, ho dato istruzioni che i bambini rimangano con i miei genitori fino alla loro maturità. In estate devono andare dal padre ma se vorranno vivere da subito con lui, possono farlo. Non voglio stravolgere troppo le loro vite. Già perderanno me, non possono essere abbandonati dal mondo intero. Affronteranno un periodo duro della loro vita che li forgerà e dovranno crescere prima del tempo, perdendo la fanciullezza. Ma tutto questo avverrà in un’età che è facile dimenticare e impareranno a convivere con il dolore. Cresceranno e capiranno che non sono soli. Che tanti altri hanno avuto un passato difficile ma saranno dei guerrieri.»

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