Oggi si grida al politicamente corretto, ma 80 anni fa in un piccolo paese della Puglia era così! Il matrimonio andava legittimato, ne andava del nome della ragazza e di tutta la sua famiglia. Parliamo scandalizzati di matrimoni combinati, ma fino a poco fa in Italia era ancora così. E voi site frutto di una generazione di matrimoni combinati? Io sì!

Mamma se lo sentiva ripetere da quando le iniziavano i ricordi, dato che era nata da un matrimonio finito la sera della luna di miele, quando mio nonno Enzo e nonna Mena avevano consumato la prima notte di nozze. Nonna mi raccontò che dopo il pranzo si erano appartati nella loro camera da letto, nella stessa casa della famiglia di Enzo, lei fremeva di togliersi il vestito bianco, candito, immacolato, voleva sfoggiare il suo corredo, la sua biancheria di pizzo fatto a mano, inoltre era molto curiosa di sapere cosa si provasse a diventare una vera donna. Aveva la possibilità di fare l’amore con un uomo esperto, che l’avrebbe di certo rispettata, che non le avrebbe fatto male come dicevano le sue amiche, che le avrebbe fatto passare una notte indimenticabile piena di amore e passione. Enzo era già brillo quando nonna gli si fece avanti, neanche aveva notato la sua pregiata biancheria, si era sbrigato a spogliarla, aveva fatto il suo dovere di marito, lei aveva strillato un po’, era normale per una vergine provare dolore, in fin dei conti la colpa era la sua si doveva rilassare invece di avere paura. Dopo cinque minuti, lei si era asciugata sul lenzuolo, dando così la prova della sua verginità ai parenti che ascoltavano dietro la porta. Dopo che tutti avevano constatato che il matrimonio era valido, e lo stesero come trofeo fuori dalla finestra affinché tutto il paese vedesse la purezza della sposa, e non come si vociferava tra le strade.

. Eh sì! Perché Mena era ambita da molti ragazzi, la famiglia di lei aveva provato tante volte a combinare le nozze, ma nonna era testarda e si prendeva gioco dei pretendenti e quelli per non dire che erano andati a vuoto, raccontavano storie sul suo conto. Mena seppur interdetta, accarezzò Enzo che la baciò forte, poi si alzò e le chiese i soldi della dote, ora era lui l’uomo di casa e doveva gestire le finanze. Intanto lui si era alzato e si stava rivestendo, nonna si mise la vestaglia e prese i soldi dalla busta, era felice di darli al suo sposo che ne avrebbe fatto buon uso, ma le cose fin da subito si dimostrarono diverse, lui mise i soldi in tasca, la baciò con passione, diede un altro sorso alla bottiglia e poi uscì dalla porta, chiamò i suoi amici e disse: “Andiamo al bar! Offro io!” sventolando le banconote. Tornò il giorno successivo, ubriaco e con le tasche vuote. Mena capì da subito che era imboccata in una valle di lacrime, una strada buia e tortuosa da cui non avrebbe mai fatto ritorno. Non erano stati mai innamorati, in fin dei conti, i miei nonni avevano fatto solo dodici giorni di fidanzamento, e poi si erano sposati. Il loro matrimonio era stato combinato dalle rispettive famiglie, perché nonna aveva diciotto anni e non voleva nessuno del paese, in quanto il suo primo amore a cui si era promessa, era partito per la guerra come volontario nel 1940, non fece più ritorno, era stato dato per disperso. Una notte Mena l’aveva sognato, si chiamava Mario e la pregava di dire ai suoi genitori che lui era morto in un bombardamento, durante l’offensiva contro la Grecia, quando avevano conquistato Konitsa. Tramite questa informazione, la famiglia dello sventurato poteva avere un morto da seppellire ed una tomba su cui piangere.

Quindi Mena era di nuovo sul mercato; doveva spos

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