Avevo sempre voluto portare, Alex mio figlio, in quella scuola privata, la stessa che avevo frequentato anche io da bambina. La stessa scuola, che avevo odiato dal primo anno di asilo, fino alla quinta elementare; la stesa scuola dove, avevo imparato il significato di avere un cognome importante, rispetto al mio; la stessa scuola dove, venivo punita con la denudazione davanti a tutti i bambini, quando all’asilo mi facevo la pipì sotto; dove, venivo spogliata e cambiata di abiti, completamente nuda, in piedi sulla cattedra, mentre i miei compagni mi additavano e deridevano. Sentivo la vergogna crescere in me, ancora non conoscevo il significato dell’umiliazione, ma stavo apprendendo il concetto. La stessa scuola dove, se un bambino era speciale, quindi portatore di handicap, non era ben accetto, infatti conobbi la differenza tra i normodotati e disabili, solo alle medie quando andai alla scuola pubblica. La stessa scuola dove, le suore golose e lussuriose, nel pieno dei loro trent’anni affamate di sesso, sfogavano le loro repressioni, picchiandoci solo per aver bucato un foglio. Dove, se eri femmina ti veniva insegnato: il ricamo, la sottomissione, l’obbedienza, la preghiera spontanea, tutto il rosario, l’ipocrisia, la misericordia, l’invidia, i canti religiosi e l’ignoranza delle materie didattiche; dove dovevi sbrigarti ad imparare, perché altrimenti eri indietro rispetto alle altre scuole con il programma. Dove, il compito di pulire il refettorio, l’aula ed i cortili spettava alle bambine, che dovevamo apprendere e svolgere le mansioni domestiche. Dove, se rispondevi in modo inappropriato, venivi trascinata per i capelli fino a fuori alla porta. Se invece, avevi la fortuna di nascere maschio, alcune, parecchie cose, venivano risparmiate, ad esempio: il ricamo, la pulizia, la sottomissione, l’obbedienza.

 La scuola dove, i genitori erano convinti, – mia madre per prima – che mandare il figlio alla Scuola delle Suore della Divina Provvidenza, significava avere un futuro plurilaureato, un premio Nobel, anzi meglio: medico della cassa mutua del paese. In realtà, come in tutte le scuole, un terzo degli studenti si laureano, la metà si diploma, ma fa altro nella vita rispetto al titolo superiore conseguito, il resto è perso nell’oblio della vita che si è costruito.

Non so perché convinsi mio marito, che quella era la miglior scuola per Alex. Forse perché, era come se da piccola mi avessero fatto il lavaggio del cervello? Per questo motivo, trovai nella classe di Alex, sette miei ex compagni di avventura del tempo infelice trascorso lì? Forse perché avevo molti pregiudizi della scuola pubblica, come ad esempio: – alla scuola pubblica bisogna portare la carta igienica da casa e i detersivi, inoltre ci sono solo insegnanti supplenti, che fanno sempre gli scioperi -. Forse perché, quella era la scuola privata accessibile a tutti con una rata irrisoria di € 110,00 mensili, più solo € 150,00 di iscrizione annuale, in confronto della concorrenza privata che costava il doppio, ogni famiglia di ceto sociale medio, poteva permettersi lo status e il vanto di dire: – porto mio figlio alla Scuole delle Suore della Divina Provvidenza. –  Forse portai Alex in quella maledetta scuola, dove comandavano le suore e quindi vigeva rigore e disciplina, e avrebbe potuto avvicinarsi la cristianesimo, così un giorno, poter divenire un buon agnostico come il padre e la madre?

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