Siete mai state con una persona oppositiva, che vi metteva contro voi stesse? A tal punto di farvi dubitare del vostro io, delle vostre capacità, fino al punto di annullarsi completamente?

Avete mai avuto un’ ami a al quale è accaduto tutto questo. E  voi assistevano impotenti alla loro decadenza, perchè quando una donna è innamorata nega tutta sé  stessa e diventa creta nelle mani del suo manipolatore? E quell’ amica si allontana sempre di più da voi, da tutti, fino a chiudersi in una gabbia dalle sbarre grandi, forti e spesse, che solo il cervello può scardinare?

Foto di Lars Mai: https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-metallo-vintage-finestra-5832915/

Proprio  da questa mia riflessione,  vi lascio un estratto da Donne Fenice. Perché tutte abbiamo la possibilità di aprire quella gabbiani  cui  ci hanno infilato, che sia un padre, una madre o la persona che ti sta accanto, nessuno può volare i, tuo diritto alla libertà di essere te stessa.

Anna: «Toccai il fondo, quando fui lasciata dal mio ex. Sette anni persi. Io lo amavo come nessuno. Era il mio sole. Mi ero annullata per lui. Avevo lasciato andare tutte le amicizie. Stavo solo con lui e i suoi amici. Lo seguivo nelle partite di pallone. Ero attenta a non farlo mai sentire a disagio, a non contraddirlo. Lo appoggiavo nel suo lavoro, anche se non andava bene. Ho cercato di essere come lui mi voleva. Poi un giorno Alessio, mi disse che ero come la donna delle pulizie, se c’ero o no in casa era indifferente, basta che stavo buona e tenevo pulito. Me ne sono andata, non mi ha mai cercata, ero solo un peso da mantenere. Ho perso dodici chili in un mese. Ho sofferto di attacchi di ansia e sono andata in cura. Volevo solo morire. La mia vita era intorno ad Alessio.» Io: «Senti, era un egocentrico del cazzo, te l’ho sempre detto! Anche quando ci eri andata a convivere. Mai mettersi con un uomo che porta la catenella del portafoglio attaccata ai pantaloni. Non era un metallaro, non aveva quindici anni, per me era ed è simbolo di tirchieria. Un uomo che ti fa sentire un peso perché non lavori e badi solo alla casa –non è un uomo– poteva spingere più lui sul suo lavoro invece di andare a suonare la sera al bar, gratis per giunta. Ma ti ricordi che non voleva che accendessi i termosifoni d’inverno e tu stavi come gli eschimesi dentro casa? Non potevi fare la spesa perché ti lasciava venti euro una volta a settimana? Che quando volevamo fare le Weddings Planner lui era contrario?» Sonia: «Le Weddings ché? No questa la dovete raccontare.» Anna: «Allora, premesso che con il senno di poi Linda aveva ragione, ero una schiava e un peso. Un giorno Linda mi chiamò e mi chiese di fare le Weddings Planner. Presa dall’euforia del suo matrimonio, in combinazione con il programma tv di Real Time, cominciammo a contattare le migliori strutture di Roma per avere degli appuntamenti e portare dei clienti. Abbiamo fatto solo le colazioni in tutti gli alberghi a cinque stelle di Roma. Tutto gratis!» Io: «Sì, ma hai visto dove ti ho portata? Avevamo, in due, cinque euro nel portafoglio quando andavamo in questi grandi hotels ma mangiavamo come affamate di guerra. Ricordo un episodio: avevo partorito da poco e, una volta in una pasticceria che preparava catering, mentre parlavo con il proprietario che ci faceva assaggiare il buffet, mi venne la calata del latte. Volevo scappare. Le coppette non avevano tenuto. Oddio! Anna ti ricordi di quella volta all’Hotel in Via Veneto? Ora vi racconto: arrivammo in questo grande hotel, eravamo già state al Boscolo a Piazza della Repubblica, stavamo puntando in alto. Insomma, eravamo in questo lussuosissimo hotel dove c’era una colazione favolosa con dei cornetti che avevo mangiato solo a Parigi così buoni, anni prima. Eravamo su una terrazza arredata in stile marocchino perché la sera precedente c’era stata una festa a tema. Io ero inebriata. La direttrice era di origine francese, era poco più grande di noi, e ci parlava come se desse per scontato che conoscessimo una varietà di lingue e culture. Ad un certo punto, mentre blaterava qualcosa sugli americani, io mi ero fissata a guardarle l’aspetto. Era veramente sciatta, la sua camicia era sgualcita, i capelli avevano un’acconciatura, del giorno prima, arruffata. Il trucco era colato sotto gli occhi e i tacchi consumati. Si chiamava Ada, se non sbaglio. Intanto, la discussione si era spostata sul nostro progetto. Parlavamo dei nostri matrimoni che avevamo organizzato, o meglio, del mio matrimonio e gli altri li inventavo al momento. Inventavo quello che mi veniva in mente, insomma due (cazzarone). Comunque, quella volta uscimmo con un bel bottino. Avevo messo tutti i cornetti nella borsa, non fu un viaggio a vuoto!» Sonia: «Oddio! Ma è recente, allora, questa storia?» Io risposi con orgoglio: «Yes! Dopo la nascita di mio figlio Luca persi il lavoro e, stando tutto il giorno in casa a guardare la tv, a un certo punto ritenni doveroso prendere in mano la mia vita. Per una iperattiva come me stavo morendo in casa e ingrassavo a vista d’occhio. Ma alla fine, quel genio dell’ex di Anna ci rovinò i piani. Le fece credere che stava perdendo del tempo e io non potevo farlo da sola, avevo Luca ancora troppo piccolo, non avevo altri aiuti. Quindi eccoci qui!» Bevvi un bicchiere di birra tutto d’un fiato, come un pirata o un cowboy, poi continuai: «Comunque, Anna hai notato che, anche se tu hai sempre avuto paura degli imprevisti, poi ti è capitato. Hai lottato e ne sei uscita vincente. Hai incontrato Marco.»

3 risposte a “Donne e Manipolatori: Come Liberarsi dalle Catene”

      1. Grazie a te per la risposta! Colgo l’occasione per consigliarti questi splendidi film: https://wwayne.wordpress.com/2018/12/22/i-10-film-piu-belli-che-ho-visto-nel-2018/. Ne hai già visto qualcuno?

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